L’uomo è la soluzione, non il problema

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Riccardo Cascioli - Antonio Gaspari,

I padroni del pianeta,

Piemme 2009, pagine 208, Euro 13,50

 Nella Sezione Recensione viene ospitata la presentazione di un libro sul tema dell’ambiente direttamente da parte di uno degli autori.

E’ ormai da decenni che siamo bombardati da messaggi secondo cui l’uomo inquina, la sua crescita demografi ca è una minaccia per il pianeta e il suo stile di vita “occidentale” ha già prosciugato tutte le risorse e modifi cato catastrofi camente il clima. Non molto tempo fa Jonathan Porritt, sottosegretario del governo britannico che si occupa di sviluppo sostenibile, ha scritto sul Sunday Times, che “arginare la crescita demografica attraverso la contraccezione e l’aborto deve essere al centro delle politiche per la lotta contro il riscaldamento globale” e ha annunciato che si adopererà in tutte le sedi per far passare il principio secondo cui “avere più di due fi gli a coppia è da irresponsabili perché crea danni all’ambiente”. Non è una voce isolata, al contrario la “selezione umana” viene evocata sempre più esplicitamente nelle sedi internazionali. Ma è proprio vero che per difendere l’ambiente e mantenere le risorse bisogna ridurre le nascite? Nel libro “I Padroni del Pianeta” (Piemme 2009) si dimostra che è vero esattamente il contrario: per salvare il pianeta servono più persone o, comunque si deve puntare sul genio umano. Il motivo fondamentale sta nel fatto che mentre nell’immaginario collettivo si ha l’idea che le risorse siano un dato offerto dalla natura (quindi fi sso, conosciuto, immutabile), in realtà le cose stanno diversamente: ciò che è risorsa oggi non lo era magari due secoli fa (vedi il petrolio o il silicio usato oggi per le fi bre ottiche) e questo perché la risorsa dipende essenzialmente dalla creatività e dall’intelligenza dell’uomo che sa usare della natura per rispondere ai propri bisogni. Il lavoro dell’uomo, ovvero la sua capacità di trasformare la realtà, assume allora una dignità fondamentale per lo sviluppo della civiltà. Già con le prime attività agricole l’umanità ha moltiplicato la disponibilità di cibo, pelli, legno, energia, e così via. Con la rivoluzione industriale la creazione di nuovi strumenti e la produzione di beni si è moltiplicata in maniera esponenziale. E’ grazie all’uomo che il silicio estratto dalla sabbia è diventato funzionale per costruire un microprocessore che ha dato vita all’industria dei computer. Partendo dai prodotti naturali l’umanità è riuscita a produrre nuove sostanze come tutti i tipi di plastica. Con le fi bre ottiche sta riuscendo a sostituire molti tipi di metalli. Con i nuovi strumenti di comunicazione sta costruendo un sistema senza fi li. L’uomo guarda, osserva, studia i misteri dell’universo. Contempla e cerca di capire i meccanismi di massima effi cienza che regolano la vita della terra e delle galassie. Una volta compreso il meccanismo, si ingegna e costruisce la tecnologia in grado di incrementare la potenza e la capacità di lavoro. In questo modo riesce a sostenere lo sviluppo e rispondere alle necessità migliorando la vita della comunità tutta. La storia ci dimostra quindi che le risorse sono andate aumentando e diversifi candosi con il crescere della popolazione, tanto è vero che oggi ci sono molte più risorse disponibili - e a minor prezzo - rispetto a all’inizio del 1900 quando la popolazione era un quarto dell’attuale. Senza contare che non solo è aumentata la popolazione ma anche il suo livello di vita: oggi viviamo molto più a lungo, in migliore salute e con livelli di vita molto più alti rispetto ai nostri avi di cento anni fa. Purtroppo la propaganda antinatalista e il catastrofi smo ecologista hanno fatto breccia nel cuore e nella mente degli uomini secolarizzati dell’Occidente al punto che la paura per una presunta esplosione della popolazione ha invece generato un inverno demografi co dagli effetti devastanti. Alla base della crisi economica attuale sta proprio questo fattore strutturale: l’insuffi cienza delle nascite, una tendenza ormai consolidata da oltre 40 anni. Con sempre meno giovani la spinta innovativa delle società tende a rallentare, e provoca quella stagnazione economica che, a sua volta, fa aumentare la disoccupazione. Inoltre la crescita percentuale della popolazione anziana fa impennare i costi del sistema sanitario e di quello pensionistico. Se si vuole uscire dalla crisi allora, è necessario tornare a puntare sull’uomo che non è “il problema” del pianeta, ma che anzi - lasciato libero di esprimere la propria creatività - rappresenta la possibilità di soluzione dei problemi della società contemporanea.  

Riccardo Cascioli, presidente CESPAS
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Associazione Culturale per il Lavoro e la Prevenzione